Informazione e comunità LGBTQI: cala il PIL, aumentano i gay


Cala il PIL, aumentano i gay”. Così titolava un noto quotidiano italiano qualche tempo fa. Quale fosse il nesso tra l’andamento economico del Paese e la popolazione omosessuale che lo abita non sono mai riuscita a scoprirlo, ma ho immaginato che non fosse la logica il fulcro dell’interesse del titolista. L’importante era trasmettere una percezione negativa della comunità LGBTQI al lettore attraverso l’associazione di idee.

Sono attivista per i diritti civili ormai da una decina di anni e uno dei motivi principali che mi hanno spinto a diventarlo è stata proprio la mala informazione, nonché i maldestri tentativi da parte di un certo tipo di stampa di trattare le tematiche LGBTQI.

La mia prima azione da attivista lesbica fu quella di cancellare con della vernice una scritta omo-transfobica abbastanza violenta sbombolettata in bella vista sulle mura di Città Alta a Bergamo, la mia città. Dato che con me c’erano due candidati alle comunali, la fotografia della cancellazione della scritta incriminata finì sul quotidiano online locale. Ricevemmo degli insulti pesanti. Avevo vent’anni e per fortuna, dopo anni di bullismo a scuola, avevo già le spalle grosse. Ma ricordo benissimo questo episodio e quelli successivi, quando le azioni e gli eventi di Bergamo contro l’omofobia, l’associazione che fondai nel 2009, venivano pubblicati dal suddetto quotidiano ed erano seguiti da commenti abominevoli. Forse ai tempi non andava ancora di moda parlare di “haters”, ma questo effettivamente erano le persone che commentavano: odiatori professionisti.

Immagine ripresa dalla Pagina Facebook ufficiale de L’Eco di Bergamo. Articolo: https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/malpensata-danneggiata-la-rotondasistemeremo-a-nostre-spese_1311048_11 (19 maggio 2019; ore 15.03).

Lessico errato, dove termini come “il transessuale” e “il viado” la fanno da padrona, ledendo la dignità delle persone transgender a cui ci si riferisce con i pronomi sbagliati. Resoconti di Pride in cui il numero dei partecipanti cala inspiegabilmente rispetto alla realtà della piazza. Articoli paternalistici che celano giudizi morali. Invisibilità delle donne lesbiche. Mancata moderazione dei commenti degli utenti. Queste sono solo alcune delle imbarazzanti strategie adottate da parte del giornalismo italiano in materia LGBTQI. Quando si tratta di Pride, per esempio, le strade sono due: o la mancata copertura dell’evento da parte di alcuni quotidiani, come accaduto lo scorso anno in occasione della prima edizione di Bergamo Pride, o la scelta ben precisa di far apparire il Pride come una pagliacciata, attraverso una minuziosa ricerca di immagini e titoli volutamente fuorvianti, che puntano a scandalizzare il pubblico.

Immagine ripresa dalla Pagina Facebook ufficiale de L’Eco di Bergamo. Articolo: https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/malpensata-danneggiata-la-rotondasistemeremo-a-nostre-spese_1311048_11 (19 maggio 2019; ore 15.03).

Queste strategie portano inevitabilmente alla manipolazione di informazioni e dati oggettivi per arrivare alla pancia del lettore, scatenando tutta la sua omo-lesbo-transfobia.

È quanto successo per esempio in occasione del secondo Bergamo Pride, quando un gruppo di partecipanti è salito sulla rotonda cittadina appena piantumata, danneggiandola. Nonostante il comitato organizzatore si fosse subito attribuito la responsabilità politica ed economica dell’accaduto, uno dei più noti quotidiani locali non ha esitato a cavalcare l’accaduto per gettare fango sull’organizzazione, rilanciando le parole ingiuste e cariche di odio di una candidata di destra in campagna elettorale, senza un previo passaggio di verifica con la controparte interessata.

I lettori non hanno avuto filtri e la totale mancanza di moderazione dei commenti da parte dei Social Media Manager ha consentito che venissero postati insulti molto pesanti nei confronti del comitato Bergamo Pride e dei partecipanti alla manifestazione. Possibile che sia sufficiente un danno – seppur increscioso, comunque facilmente risolvibile – all’aiuola di una rotonda per gettare discredito sull’intera comunità LGBTQI? Probabilmente il quotidiano in questione sapeva molto bene quali tasti toccare.

Immagine ripresa dalla Pagina Facebook ufficiale de L’Eco di Bergamo. Articolo: https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/malpensata-danneggiata-la-rotondasistemeremo-a-nostre-spese_1311048_11 (19 maggio 2019; ore 15.03).

Eppure in questa spiacevole vicenda riesco comunque a trovare un lato positivo: l’omo-transfobia di molti miei concittadini e concittadine è stata finalmente smascherata, dimostrando quanto ci sia ancora bisogno di Pride in una città come Bergamo.

E proprio nell’ambito del percorso di questo secondo Bergamo Pride, abbiamo avuto l’onore di ospitare Federica Cacciola, in arte Martina Dell’Ombra. Federica interpreta un personaggio diventato celebre sul web per aver trollato con fake news e commenti paradossali il popolo dei social. Attraverso Martina Dell’Ombra, pariolina ricca e snob, Federica ha ingannato milioni di persone con la sua satira acuta e brillante. Con lei abbiamo riflettuto sul confine labile tra realtà e finzione, presentazione oggettiva dei fatti e manipolazione delle informazioni e lo abbiamo fatto attraverso una intervista doppia.

Martina ha passato in rassegna parte degli stereotipi legati al mondo LGBTQI, interpretando il personaggio dell’italiano medio che si approccia al tema dell’omosessualità e, nel tentativo di dimostrare apertura, rivela invece la propria omo-transfobia: “Ho tanti amici gay, sei un poveraccio se non hai amici gay. Ormai gli unici che non hanno amici gay sono i gay”.

Federica, invece, ha posto al centro della sua riflessione la cultura, unico strumento in grado di farci interrogare sulla veridicità delle notizie che ogni giorno ci bombardano sui Social. Milioni di persone hanno pensato che Martina Dell’Ombra fosse un personaggio reale che desse opinioni reali, insultandola con epiteti sessisti di ogni tipo, senza chiedersi perché le sue dichiarazioni fossero così paradossali. Come lei stessa ha sottolineato, “I media si nutrono del trash” e “Non siamo più in grado di interpretare i livelli di lettura di un contenuto, per questo proliferano le fake news”. Sembra proprio che le persone si fidano ciecamente del web e di quello che leggono sui Social, senza curarsi di approfondire e controllare le informazioni ricevute.

Immagine ripresa dalla Pagina Facebook ufficiale de Bergamonews. Articolo: http://www.bergamonews.it/2019/05/20/rotonda-danneggiata-bergamo-pride-coprira-le-spese-responsabili-ci-diano-mano/309592 (20 maggio 2019; h 11.00).

Come illustrano le Linee guida per una informazione consapevole LGBT dell’UNAR: “Dai dati di una ricerca del 2012 svolta dal LaRiCa (Laboratorio di Ricerca Comunicazione Avanzata) dell’Università di Urbino emerge il ruolo crescente di Internet nella dieta informativa degli italiani. Il 50,5% usa una combinazione di fonti informative online e offline e quasi la metà (48,7%) dichiara di attingere a 5 o più mezzi di comunicazione (radio, tv locale, tv nazionale, allnews, stampa locale, stampa nazionale, internet). Gli online news consumer sono il 51,1% della popolazione, ma il 93,8% nella fascia 18-29 anni. Nel 62,7% dei casi utilizzano fino a 5 siti web diversi per informarsi, e in 1 caso su 4 ottengono informazioni attraverso amici o pagine fan in Facebook. Oltre 1 utente su 3, inoltre, contribuisce sui Social Network alla creazione di news, inserendo commenti o condividendo le notizie attraverso le proprie reti. La rete, insomma, occupa uno spazio sempre più importante nel lavoro di chi fa informazione e nell’esperienza di chi ne usufruisce.”

La comunità LGBTQI ha ancora tanta strada da fare affinché gli organi principali di informazione ne presentino un’immagine realistica, favorendo il calo delle discriminazioni.

Secondo il rapporto di Amnesty International sulle discriminazioni del 2018, infatti, il 61,3% dei cittadini tra i 18 e i 74 anni ritiene che in Italia gli omosessuali siano molto o abbastanza discriminati. D’altronde è stato oggetto di insulti e umiliazioni il 35,5% della popolazione Lgbtqi contro il 25,8% degli eterosessuali. E, in generale, il 40,3% delle persone Lgbtqi afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, a scuola o in università e sul posto di lavoro.

In Italia, un ragazzo o una ragazza su due, tra gli 11 e i 17 anni, ha subìto episodi di bullismo. Se il bullismo non è un fenomeno nuovo, sicuramente lo è il cyberbullismo. Secondo i dati Istat, il 22% dei ragazzi italiani che utilizzano Internet e smartphone (oltre il 90%) sono derisi e umiliati in rete. Per fare un esempio: in Italia, il 55,9% si dichiara d’accordo con l’affermazione “Se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati”, mentre per il 29,7% “La cosa migliore per un omosessuale è non dire agli altri di esserlo”.

Immagine ripresa dalla Pagina Facebook ufficiale de Bergamonews. Articolo: http://www.bergamonews.it/2019/05/20/rotonda-danneggiata-bergamo-pride-coprira-le-spese-responsabili-ci-diano-mano/309592 (20 maggio 2019; h 11.00).

Bergamo Pride si costituisce invece come spazio sicuro, dove parole come “discretezza” non sono accettate e chiunque può manifestare la propria identità come meglio ritiene opportuno, tutelato/a dal manifesto politico e dall’organizzazione. Relegare le persone LGBTQI all’invisibilità non le rende certamente più tollerabili, le discrimina e basta, così come chiedere loro di non fare coming out e di restare nell’ombra. Pertanto il team di comunicazione di Bergamo Pride e il comitato stesso continueranno a lavorare in questo senso, con l’obiettivo di diffondere una cultura del rispetto delle identità, promuovendo una informazione corretta che rispetti i parametri indicati da UNAR.

 

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