Malpensata manda a dire. Scatti di quartiere


Si è concluso da pochi giorni il laboratorio di fotografia Malpensata manda a dire, a cura di Francesca Gabbiadini, nell’ambito di Trasfigurazioni, format con protagonista questo quartiere vivace e in continuo cambiamento, appena fuori dal centro di Bergamo. Le immagini prodotte dai fotografi partecipanti saranno esposte, assieme alle opere degli altri laboratori di Trasfigurazioni, sabato 25 e domenica 26 maggio presso lo Spazio Gate.

“Male pensata”, così era definita la cascina che dette il nome al quartiere; l’area, infatti, agli inizi dell’Ottocento era poco invitante, il terreno poco fertile e sassoso, gli spazi verdi e incolti. Oggi questo spazio urbano si presenta ai nostri occhi come un ambiente variopinto e multietnico. Attraverso l’obiettivo della macchina fotografica scorgiamo un quartiere in cui siti storici si accostano a luoghi moderni e in cui convivono, l’una a fianco all’altra, identità tra le più disparate. Quali sono, quindi, i protagonisti della Malpensata?

Il primo incontro è con Johnny, che attraversa l’ampio parcheggio vendendo rose e ha sempre il sorriso sul suo volto gentile; anche se un po’ imbarazzato, si lascia fotografare.

Poco oltre, su via Gavazzeni si affacciano le vetrine del negozio di strumenti musicali Begnis, in Malpensata dal 2006. Acconsentendo alle nostre timide richieste, il proprietario concede di lasciarci fotografare le pareti coperte di chitarre acustiche, mentre ci racconta che il vecchio negozio in via Sant’Orsola, zona pedonale, era diventato comodo per i suoi clienti. Qui, infatti, i musicisti non entrano solo per un rapido acquisto: in questo piovoso sabato mattina c’è un andirivieni di gente che fa domande, prova gli strumenti, prende le misure di un magnifico pianoforte a coda.

Sulla stessa strada troviamo il Patronato San Vincenzo, progetto di don Bepo che da più di novant’anni accoglie chi ha bisogno di un rifugio. Abbiamo l’opportunità di andare oltre gli alti muri esterni grigi, passando sotto l’invito “Amatevi a vicenda” che sovrasta il cortile e scoprendo gli spazi comuni in cui convivono gli ospiti.

Al suono della campanella dell’ultima ora di scuola, il marciapiede di fronte al Patronato viene invaso dagli studenti che si avviano al sottopassaggio che li porta alla stazione. Anche osservandoli attraverso l’obiettivo, riusciamo a percepire l’atmosfera di spensieratezza ed entusiasmo per i programmi del fine settimana.

Seguendo a ritroso il loro percorso, andiamo oltre gli edifici scolastici e ci ritroviamo immersi tra le vie residenziali del quartiere. Tra un condominio e l’altro, sbuca un angolo di Campania, in pieno centro Bergamo: è il bar Amici dello sport, in cui si tifa Napoli, motivo più che sufficiente, unito alla gentilezza dei proprietari, per fermarsi a bere un caffè e ammirare trofei, sciarpe e magliette della squadra.

In fondo alla strada, all’incrocio tra via Furietti e la lunga provinciale che porta a Zanica si affaccia la Chiesa Santa Croce, consacrata il 24 maggio 1924 in occasione dell’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia ed eretta proprio in ricordo dei caduti in guerra e come ringraziamento a Dio per la fine del conflitto.


All’angolo opposto dello stesso incrocio, il ristorante cinese L&W e, attraversata via per Zanica, un giovane macellaio halal, che ci lascia prendere qualche scatto mentre continua il suo lavoro, tagliando, pesando e incartando pezzi di carne.


Infine, arriviamo al parco della Malpensata, da sempre luogo d’incontro non solo di quartiere, ma per chiunque cerchi uno spazio verde in centro città. La sua riqualifica sembra muoversi nella giusta direzione, soprattutto quando lo vediamo addobbato di arcobaleni per l’imminente Bergamo Pride, a sostegno dell’amore senza differenze. Colorato, come il quartiere Malpensata.

Articolo di Lisa Egman e Sara Ferrari.

Fotografie di Lisa Egman. Tutti i diritti riservati.


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