Tra le vie di Bucarest, i bambini di strada e la Fondazione Parada


Quando arrivi per la prima volta in una città, i passi ti conducono spontaneamente verso il centro, la parte migliore, biglietto da visita e facciata turistica. A Bucarest, invece, il centro storico ti racconta storie differenti.

Durante i miei primi mesi nella capitale (con molta probabilità a causa delle imminenti e oramai concluse elezioni presidenziali) la città è stata soggetta a continuo ammodernamento, tra strade, marciapiedi e nuove tinteggiature. Quando però si attraversa il giardino di Piaţa Unirii, a un solo chilometro dal Palazzo del Parlamento, nel cuore della città socialista che Ceauşescu cercò di costruire negli anni ‘80, non è possibile distogliere lo sguardo da coloro che dormono sulle panchine o bevono sull’erba. Sono le persone che vivono per strada, non più solo bambini ma anche adulti. Ai primi ho cercato di approcciarmi con sorrisi, saluti e sguardi buffi, sedendomi nelle vicinanze, ma nulla è servito a superare il loro sguardo di diffidenza nei miei confronti. Ho deciso allora di avvicinarmi a chi, con loro, lavora da anni: Associazione Parada Romania.

In Strada Bucur 23, Settore 4, a una decina di minuti da Piaţa Unirii, si trova il centro della Fondazione Parada, associazione che dal 2006 si propone anche su territorio italiano per la promozione e difesa dei bambini di strada. Utilizzando un approccio di tipo partecipativo, l’associazione punta alla reintegrazione sociale della gioventù di strada grazie al centro diurno, concepito come alternativa al vagabondaggio, nel quale si portano avanti attività ludiche e supporto psicologico, e grazie all’unità mobile Caravana, un servizio di assistenza stradale che si pone come intermediario tra la strada e i servizi offerti da Parada. L’unità mobile è attiva tre giorni alla settimana, incontrando diversi gruppi che abitano i canali, portando cibo, coperte e vestiti e parlando dei servizi che l’associazione può offrire, quali doccia, lavatrici e aiuto per la compilazione dei documenti necessari per lavoro e assistenza sanitaria; tutti servizi che Parada, nei due giorni della settimana in cui Caravana non esce dal centro, mette a disposizione dei suoi beneficiari.

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Ma chi sono i suoi beneficiari? Cosa si intende con “per strada”?

Una fascia di popolazione fissa, 1200-1500 persone di tutte le età, vivono senza dimora: d’estate nei parchi e lungo le vie, d’inverno nei canali sotterranei. I canali non sono le fogne. Tra la superficie e le fogne vere e proprie, nei canali scorrono i tubi del riscaldamento centralizzato, fondamentali per coloro che vogliono sopravvivere a un inverno capace di toccare i meno 20°. La strada rappresenta per questi senzatetto la libertà: negli orfanotrofi o nelle residenze messe a disposizione dal governo, la violenza è all’ordine del giorno.

Per le stesse motivazioni è nato il fenomeno dei bambini di strada dopo il Natale del 1989, giorno della caduta del regime comunista di Ceauşeascu. Dopo aver lanciato nel 1966 una campagna contro l’aborto e i metodi contraccettivi seguendo il binomio più rumeni = più potere, il dittatore tagliò le agevolazioni statali per le famiglie numerose, causando l’aumento vertiginoso della mortalità infantile, dell’abbandono di minori e del numero di bambini negli orfanotrofi. Da qui, i ragazzi non potevano scappare. Sino alla caduta del regime. Colpa dunque di Nicolae? Iuliana mi fa saggiamente notare come il numero dei bambini di strada, dal 1989 a oggi, sia costante. «Il problema è che dopo la Rivoluzione nulla è veramente cambiato. E’ subentrato il capitalismo, a gamba tesa, creando squilibri mostruosi accanto a moltissimi benefici, ma il passaggio è stato troppo repentino», proferisce Sergio.

Le strade di Bucarest non sono abitate solamente dai senzatetto. Le occupazioni, soprattutto nel centro storico della città, sono tantissime in quanto dopo l’89 numerose case sono rimaste sfitte e chi non ha una casa occupa, sperando che il proprietario non ritorni. Non è gente che vive nei canali, ma un giorno ci ritornerà: difficile dunque riuscire a fare una stima definitiva di coloro che vivono per strada poiché la strada ha regole tutte sue ed è caratterizzata da una flessibilità con la quale Parada deve fare i conti.

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«Una volta si faceva tantissima animazione lungo le vie della città, il circo, ma oggi non abbiamo la struttura per gestire tutti i bambini che l’attività potrebbe attirare. Senza contare che il personale della fondazione è dimezzato», continua Sergio. L’attività circense è stata cuore e fondamento dell’associazione, nata nel 1996 grazie a Miluod Oukili, giovane clown franco-algerino, che nel 1992 arrivò a Bucarest per fare l’artista di strada. Finì per conoscere i «boschetari» della stazione Gară de Nord e per scommettere che li avrebbe tirati fuori dai canali. Ce la fece con la maggior parte, tanto che uno di loro, allora bambino e oggi trentenne, lavora a Parada.

Per conoscere meglio la sua storia, vi rimando al film Pa-ra-da di Marco Pontecorvo realizzato nel 2008, augurandovi buona visione!

Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.
Francesca Gabbiadini

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Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.

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