Di dipinti meravigliosi, vento e case ubriache: un week end in Olanda


«Welcome to the absolutely flat nothing!» dice Daniëlle mostrandomi la campagna olandese sul treno che dall’aeroporto internazionale di Amsterdam-Schiphol ci porta a Lisse, il paese dove è nata e cresciuta. Lo dice sorridendo, con affetto. In effetti la campagna olandese lascia intuire molto della natura del paese stesso: un fazzoletto di terra strappato al mare, dove i campi verdi e i pascoli sono sempre attraversati da corsi d’acqua. Anche nelle città l’acqua è un elemento dominante: infatti quando non sono attraversate da canali e fiumi, come Amsterdam e Delft, sono costruite qualche metro sotto il livello del mare.

Lisse è una di queste ultime. È una cittadina piacevole, tipicamente nordica. Le case di mattoni si susseguono in una lunga serie di graziose porte d’ingresso e giardinetti curati. L’assenza di tende permette di rubare uno sguardo all’interno, dove tutto sembra accogliente e caldo.

A pochi chilometri dalla cittadina si trova il parco Keukenhof, uno dei più spettacolari giardini fioriti del mondo. Si tratta di 32 ettari di terreno boschivo, nato in origine come vetrina dei coltivatori di bulbi e ora motivo di orgoglio per la popolazione: è infatti una meta turistica molto gettonata durante la primavera. Per gli amanti dei sentieri poco battuti dal turismo classico, l’Olanda del sud offre una lunga serie di percorsi e strade immerse nella natura, fra cui le dune di sabbia lungo la costa fra Haarlem e Leiden. Conoscendo i sentieri che si snodano all’interno dei boschi e fra le colline, si possono percorrere svariati chilometri immersi nel verde, in compagnia di pecore, cervi, conigli e uccelli selvatici, arrivando fino alla spiaggia dove l’erba cresce sulla sabbia.

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Non distante, affacciata sul mare, L’Aia è una città dove lo stile architettonico classico e quello molto moderno coesistono, insieme al movimento dato dagli uffici governativi che vi risiedono; il palazzo del governo olandese è una vista imponente, così come i cortili interni, aperti al pubblico. Accanto alla camera dei deputati si trova il piccolo Mauritshuis, un museo che ospita un’eccellente collezione di maestri del diciassettesimo secolo, che comprende opere di  Rembrandt e Vermeer. Di particolare rilevanza sono i dipinti Lezione di anatomia del dottor Tulp del primo e il celebre Ragazza con il turbante del secondo artista. Per gli appassionati di Escher, L’Aia ospita anche un’esposizione permanente delle opere dell’artista, presso il Paleis Lange Voorhout.

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Prendendo il tram dal centro della città si può raggiungere la spiaggia, dove il lungomare costellato di locali permette una gradevole passeggiata. Molto interessanti le sculture ispirate alle favole disseminate lungo il percorso. Con un po’ di fantasia ci si può immaginare stesi nella sabbia a prendere il sole, ma il vento di inizio aprile non rende facile l’operazione. Meglio sedersi a mangiare un panino con aringa marinata o patatine fritte con cipolla e salsa di arachidi, in perfetto stile locale.

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Selena Magni

Selena Magni

Classe 1990. Da bambina non dormivo mai, non stavo mai ferma, mi arrampicavo sugli alberi, giocavo spesso con i miei cani in giardino e sognavo di vivere su un’isola deserta piena di animali. I miei genitori erano convinti che a scuola non avrei imparato niente perché nessuno riusciva a farmi stare seduta ferma per più di cinque minuti. Invece in prima elementare imparai a leggere e riuscii a stare ferma per ore, persa nelle pagine. La mia professoressa al liceo mi diceva sempre “Nomen Omen”, “il nome è un presagio” perché secondo lei ero spesso sulla luna, fra le nuvole, altrove. Io dico che vivo sugli alberi. Ho sempre amato leggere, scrivere e imparo facilmente nuove lingue, per cui dopo il Liceo Linguistico mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere. Drogata di mondo, appena posso scendo dagli alberi e viaggio nel mondo reale.
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Classe 1990. Da bambina non dormivo mai, non stavo mai ferma, mi arrampicavo sugli alberi, giocavo spesso con i miei cani in giardino e sognavo di vivere su un’isola deserta piena di animali. I miei genitori erano convinti che a scuola non avrei imparato niente perché nessuno riusciva a farmi stare seduta ferma per più di cinque minuti. Invece in prima elementare imparai a leggere e riuscii a stare ferma per ore, persa nelle pagine. La mia professoressa al liceo mi diceva sempre “Nomen Omen”, “il nome è un presagio” perché secondo lei ero spesso sulla luna, fra le nuvole, altrove. Io dico che vivo sugli alberi. Ho sempre amato leggere, scrivere e imparo facilmente nuove lingue, per cui dopo il Liceo Linguistico mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere. Drogata di mondo, appena posso scendo dagli alberi e viaggio nel mondo reale.

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