Alla ricerca di se stessi sulle orme di Santiago


Il cammino è la meta” è una di quelle frasi da Bacio Perugina che ci fanno più ridere che riflettere; ma quando la si vede associata al Cammino di Santiago, la verità non le è più così lontana!

Da quando, all’inizio del IX secolo, si è diffusa la notizia della scoperta della tomba di san Giacomo il Maggiore a Santiago de Compostela, i pellegrini hanno iniziato a confluivi a migliaia per rendere onore al santo. Oggi sono 200mila le persone che ogni hanno si mettono in cammino su questi stessi sentieri, guidati dalle più svariate motivazioni: chi per sport, qualcuno per turismo, moltissimi  sulle tracce di una ricerca interiore che li porti ad avere una più piena consapevolezza della loro vita.

Paesaggio da O Cebreiro, a 1300m di altezza.
Paesaggio da O Cebreiro, a 1300m di altezza.

Il fatto di essere adatto a tutti fa sì che il cammino riservi sorprese ed incontri straordinari. Durante il giorno, quando i kilometri scorrono sotto le scarpe, sono la natura e la solitudine (fatta eccezione per gli incontri con gli altri pellegrini) le sole compagne su cui si può fare affidamento; si impara a fare i conti con la fatica, i dolori muscolari e le insidiose vesciche, ma è soprattutto con se stessi che finalmente si riesce ad entrare in contatto.

La sera invece, dopo un meritato riposo e una doccia ristoratrice, è un momento di condivisione e allegria negli albergue in cui ci si può trovare a cucinare con un’umanità aperta, calorosa e disponibile, proveniente da ogni parte del mondo, con cui scambiare opinioni e racconti che non possono far altro che arricchire l’esperienza stessa del cammino.

La freccia gialla e la conchiglia sono i simboli che accompagnano il pellegrino durante tutto il cammino... alcuni sono davvero artistici.
La freccia gialla e la conchiglia sono i simboli che accompagnano il pellegrino durante tutto il cammino… alcuni sono davvero artistici.

A proposito degli albergue! Sono più di 300 disseminati lungo tutto il tragitto e ce ne sono per tutti i gusti: alcuni di proprietà pubblica, alcuni di proprietà religiosa e il resto di privati. Si tratta di edifici che hanno letti a castello in stanze o dormitori con una capienza che può andare dagli 8 ai 150 posti letto; anche questo fa parte dello spirito del pellegrinaggio: meglio avere però una certa dose di capacità di adattamento dal momento che si dorme in genere in camerate comuni e i vicini di letto possono essere più o meno rumorosi (consiglio: i tappi per le orecchie possono davvero salvarvi da una notte insonne).

In una di quelle camerate ho conosciuto Dawn, una ragazza venticinquenne originaria della California; ci incontriamo in un affollato ostello di O Cebreiro, una della prima cittadine galiziane sul cammino di Santiago. «Cinque anni fa mi trovavo in una situazione disastrosa – racconta – avevo lasciato da tempo gli studi e mi dedicavo a lavori saltuari per cercare di mantenermi. Non mi riconoscevo più e avevo perso la fiducia nel riuscire a fare qualcosa di più della mia vita. Sembra incredibile ma fu un film a darmi la forza di rimettermi in moto». Fu infatti dopo aver visto The Way di Emilio Estevez (2010) che Dawn mollò tutto e, armata solo di un pesante zaino sulle spalle, volò a Pamplona, dove iniziò il suo primo personale Cammino di Santiago.

Dopo essere arrivati a Santiago molti pellegrini decidono di prolungare il viaggio di qualche giorno per poter giungere a Finisterre, dove, dopo aver acceso un piccolo falò, bruciano alcuni vestiti con i quali hanno compiuto il cammino in segno di purificazione.
Dopo essere arrivati a Santiago molti pellegrini decidono di prolungare il viaggio di qualche giorno per poter giungere a Finisterre, dove, dopo aver acceso un piccolo falò, bruciano alcuni vestiti con i quali hanno compiuto il cammino in segno di purificazione.
Giorgia Prina

Giorgia Prina

Classe 1995, nata e cresciuta in un piccolo paese sulla sponda piemontese del Lago Maggiore (Solcio), frequento la facoltà di lettere moderne alla Statale di Milano con il progetto di studiare antropologia e storia alla magistrale. Quando ero bambina, allafatidica domanda: “cosa farai da grande?” rispondevo entusiasta che avrei girato il mondo… e che mi avrebbero pagata per farlo. Ambizioso come progetto, lo so, ma io ancora ci credo. Non sono il tipo da viaggi turistici né tanto meno da quelli in comitiva, amo conoscere il mondo con uno zaino sulle spalle e una penna in mano.
Giorgia Prina

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Giorgia Prina

Classe 1995, nata e cresciuta in un piccolo paese sulla sponda piemontese del Lago Maggiore (Solcio), frequento la facoltà di lettere moderne alla Statale di Milano con il progetto di studiare antropologia e storia alla magistrale. Quando ero bambina, alla fatidica domanda: “cosa farai da grande?” rispondevo entusiasta che avrei girato il mondo… e che mi avrebbero pagata per farlo. Ambizioso come progetto, lo so, ma io ancora ci credo. Non sono il tipo da viaggi turistici né tanto meno da quelli in comitiva, amo conoscere il mondo con uno zaino sulle spalle e una penna in mano.

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