Un viaggio che non può più fermarsi


Mi ricordo bene quando sentii parlare per la prima volta di Progetto 20K, era la primavera del 2016, qualche mese prima che iniziasse l’attività vera e propria sul territorio di Ventimiglia. Come Pequod ha già raccontato più volte, Progetto 20K è un gruppo di persone che tramite pratiche di solidarietà attiva sostiene e supporta le persone in viaggio bloccate al confine italo-francese, precisamente a Ventimiglia. Decine sono le attività e i microprogetti che porta avanti nella provincia di Imperia e non solo, ma più di tutto vorrei raccontare delle modalità: così lungimiranti, aperte, inclusive, forti e trasversali che hanno aggregato tante persone diverse intorno a questa esperienza politica.

Era il 2016, già da poco più di un anno mi interessavo a contesti sociali e politici a Bergamo ed è proprio alle assemblee della Kascina Autogestita Popolare Angelica “Cocca” Casile che sentii parlare del progetto per la prima volta. Qualche mese dopo si organizzò al bar Circolino Basso la prima presentazione. Ne rimasi subito colpito, per la forza dei racconti di chi c’era stato e delle immagini proiettate: queste persone dicevano di stare sul confine a sporcarsi le mani supportando chi dallo stesso confine era bloccato e violentato! Fu proprio amore a prima vista: l’idea di prendere e partire, anche solo per qualche centinaio di chilometri, per oppormi a violenze e ingiustizie che in realtà non troppo conoscevo, mi affascinava moltissimo.

Il cartello posto all’ingresso dell’infopoint Eufemia di 20K a Ventimiglia in sostegno di Mimmo Lucano, sindaco di Riace e promotore del cosiddetto modello Riace per l’accoglienza ai migranti, arrestato il 2 ottobre 2018.

A Ferragosto mi ritrovai così catapultato nella piccola casetta affittata per il progetto, iniziai a conoscere i luoghi di Ventimiglia e a masticare le pratiche di 20K: subito l’entusiasmo aumentò ancor di più, ma anche la difficoltà di agire in quel contesto. Il senso d’impotenza era all’ordine del giorno, sottovalutarsi e criminalizzarsi erano la costante delle discussioni serali; dall’altra parte c’era l’essere gruppo: l’aggregazione con persone che venivano da un viaggio lunghissimo, culture diverse, lingue diverse e la sensazione, nonostante tutto, di aver loro agevolato il percorso.

La cosa che più mi colpì fu l’ordinanza comunale che vietava di distribuire beni alimentari, acqua o vestiti alle persone per strada e che rimase in vigore fino al febbraio 2017: non parliamo di un’ordinanza del Prefetto o del Questore, ma di un sindaco del Partito Democratico che vietava questi semplici gesti di solidarietà e umanità. Tutto ciò rafforzava il mio impegno, ma soprattutto il progetto. Ci rendevamo conto di essere dalla parte giusta e che ricoprivamo un ruolo politico in grado di ridistribuire potere e garantire autodeterminazione.

Con Progetto 20K ho imparato a seguire ed essere partecipe attivamente di un contesto lontano, ma che aveva (ha) disperato bisogno delle boccate d’ossigeno che sappiamo portare. Ce lo si leggeva negli occhi quando, a settembre 2016, abbiamo deciso di trasformare il progetto estivo in uno di lungo periodo.

Coi mesi imparai a conoscere meglio i miei compagni e compagne di viaggio, alcuni già intravisti e mezzi conosciuti, altri completamente estranei, ma con cui da subito si è costruito un rapporto di amicizia e di fiducia, semplicemente perché si condivideva la stessa avventura. In realtà quest’ultima è molto più simile ad un vero e proprio viaggio: spostarsi dal proprio territorio e intrecciare, in un luogo altro, il viaggio delle persone migranti e contemporaneamente quello delle persone solidali, che ti sostengono come fossi un fratello o una sorella.

Il corteo della manifestazione Ventimiglia Città Aperta organizzata da Progetto 20K il 14 luglio 2018.

Ricordo l’organizzazione della manifestazione “Ventimiglia – Città Aperta”: anche in questo caso si parla di una modalità e di un processo molto esteso, mai visto nell’Imperiese. Un progetto ambizioso che alla fine ha portato diecimila persone il 14 luglio 2018 a Ventimiglia, ma nei mesi prima rinunce, fatica e spossatezza erano all’ordine del giorno. A mano a mano che ci avvicinavamo alla data vedevamo quanto la nostra proposta si rispecchiava negli occhi di migliaia di singoli e organizzazioni in Italia e non solo. Una volta scesi per le strade della città, come molte volte (mi) succede, tutto diventa travolgente e gioioso. Proprio quella spensieratezza che caratterizza Progetto 20K è stata trasmessa ovunque.

Il turbinio di sensazioni che mi hanno attraversato e continuano a farlo le auguro a chiunque si provi ad avvicinare a Progetto 20K o ad altri percorsi. Sicuramente l’essere così inclusivo, aggregativo e stimolante è una peculiarità del nostro progetto, anche dopo aver conosciuto diverse realtà italiane è quasi impossibile trovare la stessa spensieratezza e serenità respirata con questa esperienza. Certo, a volte disordinata e confusa, forse anche avventata, se no che viaggio sarebbe?

 

In copertina: la manifestazione del 29 dicembre 2018 a Ventimiglia, organizzata da 20K per protestare contro la chiusura dell’infopoint Eufemia, che forniva assistenza legale e supporto ai migranti.

Foto tratte dalla pagina Facebook di Progetto 20k, tutti i diritti riservati.

Si ringraziano Claudio, Sara H., Elena e Francesco.

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