Autore: Adriano Albanese

Durante il quarto anno del liceo scientifico, ho accompagnato mio padre in un viaggio d’affari in Cina, per aiutarlo a comunicare in inglese con le controparti autoctone. Prima di partire, pensavo di voler studiare economia, forse psicologia, insomma ero al tipico momento di impasse del liceale che guarda al suo futuro. Giunto in Cina, sono stato soggiogato da due diversi incantamenti. Il primo, la lingua cinese, con i suoi caratteri che riempivano prepotentemente libri, manifesti, menu di ristorante, e con la sua pronuncia melodica che dolcemente rapiva la mia attenzione. Il secondo: l’emozione e l’entusiasmo che si prova quando si riesce con le proprie capacità a far comunicare due persone dalla diversa lingua, cultura e storia. Tradurre, interpretare, mediare divenne l’obiettivo della mia vita, che mi spinse a lasciare il mio piccolo paesino del nord-barese per Roma, dove ho conseguito la laurea in Lingue e Civiltà Orientali, poi per Pechino, dove ho continuato a studiare lingua cinese per un anno e mezzo presso la Beijing Language and Culture University, e infine per Edimburgo, dove mi trovo attualmente per una specialistica in Chinese-English Translating. In questi anni di valigie fatte e disfatte ho sempre avuto dei piccoli must-have per ogni partenza, espressione dei miei interessi e affetti, ai quali, sulle vie dei miei ritorni, si sono aggiunti nuovi feticci e abitudini, e in generale tutto ciò di cui ho potuto far tesoro in queste fortunate migrazioni. Inizio a collaborare con Pequod da Pechino, offrendo i miei contributi di quello che ho avuto modo di vedere e comprendere della Cina e dell’ Oriente in generale, e anche ora in terra scozzese, cerco di essere un valido membro dell’ equipaggio della barchetta...magari in kilt!

Ricordato per i suoi contributi teorici alla ideologia marxista, l’attivismo rivoluzionario durante la guerra civile e la pluridecennale leadership politica all’interno del Partito Comunista, l’eredità culturale del fondatore e primo presidente della Repubblica Popolare Cinese continua ancora oggi a permeare la società della Cina contemporanea. Secondo diverse modalità e ricorrenze, i cittadini cinesi si prodigano a perpetuare la memoria del grande leader, esibendo un ritratto di Mao Zedong nella propria abitazione o attività commerciale, pubblicando un post celebrativo su un social network, e così via....   leggi tutto

La complessità e varietà della cucina cinese è dovuta al suo essere una sommatoria di diverse cucine regionali molto diverse tra loro, a seconda del clima, conformazione territoriale, tradizioni contadine, usi e costumi locali e imperiali.
Tratto comune della tradizione gastronomica di una nazione di oltre 1,3 miliardi di abitanti, è tuttavia l’attenzione riservata alle tre componenti色 , colore, 香xiāng profumo, 味 wèi sapore, che compartecipano alla caratterizzazione di ogni piatto, che sia di carne, pesce o verdure.
Ritrovare questa varietà nei ristoranti cinesi occidentali è quasi impossibile, vuoi per la difficoltà nel reperire i giusti ingredienti in paesi lontani dalla madrepatria, vuoi per un eccessivo “regionalismo” nelle preparazioni culinarie, con una conseguente monotematicità (e monocromaticità)  dell’offerta culinaria cinese nei paesi d’oltremare....   leggi tutto

Incoscienti pedoni che camminano a testa bassa sugli smartphone, indelicate spintonate in metropolitana, lotte senza quartiere per un taxi libero nell’ora di punta, è questo il pane quotidiano di un occidentale residente a Pechino. Lungi dall’aspettarsi la compostezza confuciana del mandarino in una metropoli moderna, è pur vero che il rapporto con la popolazione locale può risultare spesso impersonale, quando non distaccato e conflittuale....   leggi tutto

Dal 26 al 28 novembre scorsi, il China National Convention Center di Pechino ha ospitato l’edizione 2014 della World Food Fair, evento di punta per il settore dell’alimentare e della gastronomia  di livello internazionale. L’esposizione, organizzata in collaborazione tra Koelnmesse, importante ente fieristico tedesco, e la Camera di commercio per il settore agroalimentare del governo cinese, si pone come appuntamento imprescindibile per le imprese di tutto il mondo intenzionate a ritagliarsi uno spazio nel ricco e variegato mercato agroalimentare cinese....   leggi tutto

A ottobre, in occasione dell’apertura del nuovo anno accademico della BLCU,  si è tenuta la BLCU Student’s Association Recruitment Fair, evento di promozione delle associazioni studentesche universitarie, avente come obiettivo l’iscrizione dei nuovi studenti cinesi e stranieri, al fine di incentivare le attività studentesche auto-organizzate di vario livello....   leggi tutto

Dalla mia permanenza in terra cinese, posso dire di aver compreso quanto i cinesi di tutte le età e di tutte le classi sociali abbiano un unico minimo comune denominatore: mangiare a tutte le ore. Sarà che la dieta mediterranea prevede 3 o al massimo 5 pasti principali, ma vedere ristoranti cinesi piccoli e grandi, pieni di clienti ininterrottamente dalle 7 alle 22, dal lunedì alla domenica, presenta una certa originalità. Per di più, sembrano godere di particolare successo tutti quei venditori ambulanti che si alternano a vicenda sugli stessi hot spot: al bordo dello stesso semaforo, secondo il passare delle ore, sarà quindi possibile acquistare delle crêpes salate fin dal sorgere del sole, dei noodles freddi a pranzo, della frutta fresca nel pomeriggio, degli spiedini di carne in serata e delle paste dolci in nottata. Insomma, nessun popolo ama lo street food quanto quello cinese. Cercherò ora di raccogliere tutti gli street-food più caratteristici che mi è capitato di trovare durante le mie sortite pechinesi e perfino lungo il tragitto casa-università, ogni giorno e a tutte le ore. Ravioli o dumplings o jiaozi Piatto tipico della festività del Capodanno Cinese, per la loro forma simile a quella della antica valuta cinese, il tael, che lo rende un simbolo di felicità e prosperità (lo stesso principio che si cela dietro alle nostre lenticchie), Sono stati resi popolari nella vita di ogni giorno dai tipici mini-ristorantini di quartiere, caratterizzati da arredamento carente, pochi posti a sedere, coperto essenziale e gestione familiare. Comunemente si mangiano in abbinamento a salsa di soia (a volte mista ad aceto), peperoncino tritato o aglio.

Tipico aspetto di questi venditori di jiaozi, o jiaozazzari, popolare quanto improbabile ma quanto mai diffuso calco linguistico sull’italiano “paninaro”...   leggi tutto

Questo articolo è dedicato agli amanti dell’antiquariato, delle cianfrusaglie, della oggettistica più stramba che utile, di quei piccoli oggetti che sanno raccontare una storia ormai perduta, quelle persone che impazziscono al solo pensiero di spulciare tra una miriade di oggetti esposti in vendita in maniera disordinata e scomposta, in poche parole, ai vagabondi dei mercatini delle pulci....   leggi tutto

La passeggiata per Nanluoguxiang 南锣鼓巷 (letteralmente “la via dei gong e dei tamburi del Sud”), è una delle destinazioni turistiche più famose e apprezzate all’interno della città di Pechino. Situata nel distretto di Dongcheng e facilmente raggiungibile in metropolitana, Nanluoguxiang è un hutong lungo circa 800m, costruito durante la dinastia Yuan (1271–1368), anche se è sotto la dinastia Qing (1644–1912) che ha assunto il nome odierno.
 La via di Nanluoguxiang, in una giornata poco affollata
La via di Nanluoguxiang, in una giornata poco affollata
Quando si parla di hutong, ci si riferisce alla tradizionale morfologia urbanistica più facilmente riscontrabile nella Cina settentrionale e quindi nella capitale Beijing. Si tratta di agglomerati di caseggiati disposti di maniera adiacente e parallela l’uno con l’altro, formando un caratteristico reticolo di viuzze e dedali color grigio mattone, testimonianza di una Cina urbana di altri tempi. Il termine hutong, “piccola via, stradina”, è apparso però solo durante la dinastia Yuan, essendo di derivazione mongola e dal significato originale di “città”.
Un hutong visto dall'alto
Un hutong visto dall’alto
Durante l’età imperiale, lo sviluppo abitativo dei cittadini pechinesi si è originato a partire dal fulcro della vita sociale, politica e religiosa della capitale: la Città Proibita. Da qui, le abitazioni si sono sviluppate in maniera concentrica, a seconda del rango e dell’ordine dei loro proprietari. In particolare, gli aristocratici godevano dell’onore di una maggiore vicinanza alla Città Proibita, e le loro proprietà si trovavano a oriente e a occidente di essa. La struttura architettonica di riferimento era per tutti il siheyuan, lett. “cortile delimitato per i quattro lati”. Come il nome suggerisce, le quattro maggiori costruzioni dell’abitazione delimitavano il cortile della proprietà, con una apertura di norma verso sud, per garantire un maggior ingresso di luce. La suddivisione degli spazi abitativi dello siheyuan considerava l’esposizione alla luce solare come tratto distintivo, secondo i rapporti regolamentati dall’etica confuciana: l’edificio settentrionale, maggiormente esposto, serviva da camera privata del capofamiglia; gli edifici a est e ovest, mediamente illuminati, erano abitati dai bambini e dai membri minori della famiglia; l’edificio meridionale, quello più scarsamente illuminato, serviva da abitazione per la servitù e da ingresso. Le donne non sposate e la servitù di sesso femminile risiedeva in appositi locali sul retro: le donne non sposate godevano di una posizione sociale quasi nulla, per questo motivo, la loro abitazione era quella a ricevere meno luce rispetto a quella degli altri membri della famiglia. Il fulcro della vita di tutto i giorni era il cortile, abbellito spesso da piante e decori.
La struttura di uno siheuan
La struttura di uno siheuan
Questa ordinata e rigida ripartizione etico-architettonica ha inevitabilmente legato la sua fortuna alla ricchezza e allo status dell’aristocrazia imperiale cinese. Col declino di essa, lo sviluppo urbanistico è avanzato in anarchicamente disordinata: su ogni cortile hanno cominciato ad affacciarsi più abitazioni, ognuna per ogni famiglia, che condivideva con i propri vicini sia la propria vita quotidiana che i propri spazi vitali minimi. Ancora oggi è possibile ammirare, nell’arco di pochi metri, austeri e ricchi siheyuan (spesso adibiti a musei o luoghi commemorativi), e vivaci e disordinate casupole adiacenti l’una con l’altra, nate dalla presa di possesso di quelle vetuste e privilegiate costruzioni, dando quindi agli hutong la tipica conformazione labirintica per la quale sono famosi oggi. Nanluoguxiang stessa diventa paradigma di questa contraddizione. La via principale è costeggiata da vecchie abitazioni ristrutturate e adibite a moderni negozi, ristoranti, pub, gallerie di arte… nuclei pulsanti di modernità racchiusi da antichi involucri di grigio mattone. La strada è piena di turisti stranieri alla ricerca di souvenir e acquisti vantaggiosi e, paradossalmente, dai cinesi più giovani che affollano le catene di ristorazione più marcatamente occidentali come Starbucks e simili.
Il caffè Starbucks di Nanluoguxiang, ricavato all'interno di un siheyuan
Il caffè Starbucks di Nanluoguxiang, ricavato all’interno di un siheyuan
Ma il vero tesoro di Nanluoguxiang si trova nelle poco trafficate vie laterali. Provare a discostarsi dalla via principale e dalla tensione consumistica che la pervade, infilandosi in una delle vie laterali, permette al visitatore di intuire il battito lento di una Beijing inconsueta.
Addentrarsi in un hutong
Addentrarsi in un hutong
Basta infatti camminare per gli hutong più interni per dimenticare di trovarsi in una delle più grandi metropoli della Cina, con i suoi 21 milioni di abitanti. Non più taxi e scooter alle calcagna, ma bambini e anziani che condividono lo stesso ritmo lento e misurato, gli uni nel saltare la corda e nell’inventarsi nuovi giochi tra il dedalo di mattoni, gli altri, impegnati nelle loro faccende di casa e nel mantenimento dei rapporti con i propri vicini.
La vita all'interno di un hutong
La vita all’interno di un hutong
L’ordine frenetico della città, con le strade a 4 corsie, le linee della metropolitana, il reticolo del trasporto urbano, lascia il posto a un pigro accatastarsi di oggetti sulle porte di casa, vicinissime tra loro. I portoni socchiusi dei siheyuan diventati insediamenti popolari, sembrano invitare all’ingresso ma allo stesso tempo ammoniscono il visitatore sulla sacralità di questi piccoli tempi famigliari, dove le reliquie sono gli oggetti di vita quotidiana disseminati sul marciapiede e un denso silenzio accompagna la propria passeggiata.
Una porta lasciata aperta, con l'immancabile carattere benaugurale 福 "fortuna"
Una porta lasciata aperta, con l’immancabile carattere benaugurale 福 “fortuna”
Nessun rumore tipicamente urbano, solo il chiacchiericcio dei bambini e il vociare degli anziani di.. porta in porta. Una vera e propria immersione in una vita popolare di altri tempi, che continua fieramente a sopravvivere in questa fortezza placida e austera. Una guerra silenziosa tra i valori di una quotidianità lenta e antica e il progresso a tutti i costi ai quali la Cina di oggi vuole ambire. E mai come altrove, passeggiare qui porta inevitabilmente a schierarsi verso l’uno o l’altro fronte. WP_000790[1] WP_000793[1] WP_000800[1]

La vita di uno studente  fuorisede a Beijing presenta grossomodo gli stessi oneri e responsabilità di un qualunque altro studente fuorisede, tranne per alcune piccole e peculiari stranezze che è impossibile riscontrare nelle città universitarie occidentali.
A cominciare dalle prime domande mattutine: «Perché ieri sera non sono andato a letto prima?», «Che lezioni mi aspettano oggi?», «Che tempo fa oggi?», «Tocca mettere la mascherina o no?».
Effettivamente,  qualunque occidentale consapevole dei rischi di vivere in una delle città più inquinate del mondo farà propria la stramba abitudine di controllare periodicamente la qualità dell’aria della città in cui vive, se non quella del proprio distretto....   leggi tutto

Che siate lavoratori o studenti fuorisede (e fuori continente) a Beijing, prima o poi dovrete imbarcarvi nell’impresa di cercare casa nella capitale cinese e adeguarsi alle consuetudini locali riguardo la gestione della propria abitazione.
Una volta deciso di vivere a Beijing occorrerà prendere con le pinze la tanto (ab)usata affermazione che “in Cina costa tutto poco”, soprattutto per quanto riguarda il costo dell’affitto delle abitazioni.
I cinesi stessi sanno bene che gli affitti pechinesi sono oltremodo alti rispetto alla media nazionale.
Ad esempio, i giovani lavoratori e studenti originari delle regioni meridionali e centrali della Cina, giunti nella capitale decidono spesso di vivere nella estrema periferia, in stanze condivise con più persone. Conseguentemente, utilizzare quotidianamente la metropolitana per recarsi sul posto di lavoro diventa un obbligo e, allo stesso tempo, una tortura....   leggi tutto

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